Luca Argentero in Sardegna con “È questa la vita che sognavo da bambino?”

Le storie straordinarie di Luisin Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba, tre icone dello sport italiano raccontate da Luca Argentero: l’attore sbarca nell’Isola per un duplice appuntamento, martedì 20 ottobre alle 20.30 al Teatro Doglio di Cagliari e mercoledì 21 ottobre alle 20.30 al Teatro Verdi di Sassari con il suo spettacolo “È questa la vita che sognavo da bambino?” con la regia di Edoardo Leo (Stefano Francioni Produzioni). Una domanda esistenziale che rimanda all’infanzia dell’artista, alle sue aspirazioni di potenziale futuro campione ed ai miti sui moderni eroi che appartengono all’immaginario collettivo rappresenta il fil rouge di una narrazione incentrata sui ritratti dei protagonisti, inseriti nei rispettivi contesti sociali e nelle diverse epoche che hanno fatto da sfondo ai loro trionfi (ed alle loro “sconfitte”).

Si parte infatti da Luisin Malabrocca (1920-2006), “l’inventore” della Maglia Nera, il ciclista (vincitore della Parigi-Nantes nel 1947, della Coppa Agostoni 1948 e del Giro di Jugoslavia nel 1949 ed in seguito due volte campione d’Italia di ciclocross, nel 1951 e nel 1953) che nel Giro d’Italia del 1946 scoprì che nel dopoguerra arrivare ultimi significava aggiudicarsi, insieme alla simbolica la maglia di colore scuro, una sorta di “premio del pubblico”, una colletta a base di salami, formaggi ed olio, come una sorta di consolazione per il risultato negativo. Una gara alla rovescia, rincorrendo la “sfortuna” attraverso ritardi ed incidenti, con una “tecnica” replicata con identico esito anche anche nel 1947: Luisin Malabrocca con le sue due maglie nere consecutive diventò così un sorta di simbolo del perdente, un anti-eroe con cui era più facile identificarsi, capace di suscitare la simpatia degli spettatori e perfino di attirare l’attenzione degli sponsor, grazie alla crescente popolarità.

Walter Bonatti, celebre alpinista, giornalista e scrittore, che dopo aver superato impegnative sfide nelle scalate in montagna partecipa all’importante spedizione guidata da Ardito Desio per la conquista della cima del K2: un’impresa ai limiti delle capacità e delle forze umane, che rischia di trasformarsi in tragedia e durante la quale il giovane scalatore scopre «che la minaccia più grande per l’uomo, è l’uomo stesso», senza per questo rinunciare alla sua passione, anzi decidendo di continuare ad affrontare le vette, con ascese in solitaria e su percorsi “impossibili”, e iniziando a viaggiare in tutto il mondo.

Alberto Tomba, leggendario fuoriclasse dello sci, con cinque medaglie nei Giochi Invernali e quattro ai Mondiali, «il campione olimpico che ha fermato il Festival di San Remo con le sue vittorie», considerato uno dei migliori sciatori di tutti tempi, «con la sua leggerezza nella vita e aggressività sulla pista», in un mix inimitabile di doti sportive e umane, è conosciuto in tutto il mondo come “Tomba la Bomba”. Straordinario atleta, famoso per le sue spettacolari rimonte oltre che per le gare dominate dall’inizio alla fine, è diventato in qualche modo il simbolo della «rinascita italiana, forse illusoria ma sicuramente spensierata, degli anni’80».

Luca Argentero – all’attivo un’intensa carriera, dalla ribalta televisiva del Grande Fratello ai films di Francesca Comencini e Ferzan Özpetek, cui seguono “Solo un padre” di Luca Lucini e “Diverso da chi?” di Umberto Carteni (che gli vale una candidatura al David di Donatello), poi “Il grande sogno” con regia di Michele Placido e “Oggi Sposi” e “La donna della mia vita” di Lucini e “Mangia prega ama” di Ryan Murphy, con Julia Roberts, fino a “Una famiglia sottosopra” di Alessandro Genovesi con Valentina Lodovini e “Oi vita mia” di Pio e Amedeo, la serie “Le fate ignoranti” ed il thriller “La coda del diavolo”, Nastro d’argento 2022 come Miglior attore protagonista per “Doc – Nelle tue mani” – ritorna in teatro, con uno spettacolo che unisce i suoi sogni di bambino ai miti che hanno illuminato la sua prima giovinezza: «tre storie completamente diverse l’una dall’altra, tre personaggi accomunati da una sola caratteristica, essere diventati, ognuno a modo proprio, degli eroi».

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