Femminicidio, se ne parla sempre tardi. La riflessione di Claudia Rabellino Becce

Parliamo di femminicidio e lo facciamo Claudia Rabellino Becce, avvocata, autrice, public speaker, sempre sensibile e attenta al tema.

Le abbiamo chiesto un pensiero da condividere con noi.

“Ogni volta che si parla di femminicidio ho la sensazione che gran parte del dibattito cominci troppo tardi: quando la violenza è già accaduta: questa riflessione parte da qui.

Quando una donna è già morta cerchiamo una spiegazione, (ci) chiediamo se una denuncia sia stata sottovalutata, se una misura di protezione abbia funzionato, se la pena sia abbastanza severa, se lo Stato avrebbe potuto fare di più.

Sono domande necessarie, ma arrivano tardi. La domanda più difficile è un’altra: che cosa possiamo fare prima?

Prima della denuncia, prima della paura, prima che il controllo diventi sopraffazione, la gelosia possesso, una relazione una gabbia. Prima che sia necessario chiedere a una donna di essere coraggiosa e denunciare.

Sono un’avvocata e credo nel diritto. Credo nella necessità di proteggere chi denuncia, nella tempestività degli interventi e nell’effettività della pena, ma il diritto, per sua natura, interviene soprattutto quando qualcosa è già accaduto o sta per accadere. La sfida più ambiziosa viene prima ed è una sfida che riguarda tutti e tutte perché nessun cambiamento culturale può avvenire parlando degli uomini senza parlare con gli uomini.

Riguarda le donne, perché anche noi siamo parte della cultura nella quale crescono le nuove generazioni. Riguarda le famiglie e la scuola, i luoghi di lavoro e dello sport, l’informazione e i social.

Riguarda la società civile e riguarda le istituzioni, che non possono essere chiamate in causa soltanto nell’emergenza: devono investire nella prevenzione, nell’educazione, nell’indipendenza economica, nella formazione di chi per primo intercetta i segnali della violenza, di chi è chiamato a prevenire, intervenire, giudicare e punire. 

Abbiamo dedicato molto tempo a chiederci come fermare l’ultimo gesto, dobbiamo dedicarne almeno altrettanto a capire come evitare il primo.

Possiamo farlo cominciando dalle cose apparentemente più piccole: dal modo in cui raccontiamo l’amore, da ciò che chiamiamo gelosia, da quello che tolleriamo nelle relazioni, dalla capacità di accettare un rifiuto, dal rispetto dell’autonomia dell’altro.

Dobbiamo farlo insieme,

uomini e donne, istituzioni e società civile.

Chi educa, chi informa, chi amministra la giustizia, chi ogni giorno costruisce relazioni.

Non ho una formula capace di fermare i femminicidi e diffido di chi sostiene di averla, ma credo che continuare a intervenire soltanto dopo significhi accettare di arrivare sempre un istante troppo tardi.

La vera sfida è arrivare prima e possiamo farlo solo insieme.”

Grazie Claudia

#facendocoseinsardegna

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